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ultimo aggiornamento: 26 marzo 2018

 

Aggiornamento sul processo negoziale (26 marzo 2018)

Il Consiglio europeo del 22-23 marzo scorso ha approvato l’intesa raggiunta tra Commissione europea e Regno Unito in data 19 marzo su gran parte della bozza di accordo di recesso di Londra dalla UE. L’intesa raggiunta copre in particolare l’accordo sullo status dei cittadini UE e UK dopo la Brexit e sulla fase di transizione dopo il 29 marzo 2019.

L’approccio concordato da Londra e da Bruxelles è stato quello di assicurare la maggior parte dei diritti riconosciuti dall’acquis dell’Unione europea a tutti i cittadini residenti in UK o nell’UE prima della data della fine del periodo di transizione (cd. “cut-off date” fissata al 31 dicembre 2020). Sono state escluse alcune categorie di diritti per motivi di coerenza giuridica (ad esempio, è stata esclusa l’applicazione dell’art. 20 TFUE sull’istituzione della cittadinanza UE, escludendo di conseguenza i diritti politici quali il diritto all’elettorato attivo o passivo nel Parlamento europeo e nelle amministrative), oppure per motivi negoziali (lo status dei futuri partner o coniugi, che UK vorrebbe affrontare nell’ambito del negoziato sulle relazioni future).

Il Regno Unito ha deciso di riconoscere questi diritti attraverso il conferimento di un nuovo status (il cd. “settled status”). Ciò comporta l’impegno di registrare tutti coloro che, tra i circa 3 milioni di cittadini UE presenti in Gran Bretagna, chiederanno il riconoscimento dei diritti acquisiti e l’attribuzione del “settled status”.

È un impegno molto gravoso e per questo motivo l’Italia ha sempre chiesto garanzie che, nella pratica, la gestione delle procedure amministrative sia semplice, rapida, senza ostacoli e senza costi che non siano strettamente necessari.

L’intesa sui diritti dei cittadini e’ contenuta in 28 articoli nella Parte II dell’accordo (Artt. 8-35, Titoli I-IV):

· Il Titolo I (artt. 8-11) riguarda le disposizioni generali su diritti dei cittadini.

· Il Titolo II (artt. 12-27) disciplina i diritti e doveri.

· Il Titolo III (artt. 28-31) regola il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

· Il Titolo IV (artt. 32-35) affronta le altre disposizioni.

Il quadro è completato per gli aspetti generali dalle seguenti disposizioni:

· art. 4 n. 1 (secondo comma) della Parte I (disposizioni comuni): che stabilisce l’effetto diretto delle disposizioni sui diritti dei cittadini e la conseguente disapplicazione delle norme interne contrastanti;

· artt. 151-152 del Titolo I della Parte VI (disposizioni istituzionali e finali) che riguardano rispettivamente: la possibilità di rinvio da parte dei giudici UK alla Corte di Giustizia nell’ambito di procedure avviate entro 8 anni (dalla fine del periodo transitorio o dalla data del recesso a seconda dell’oggetto della controversia); e l’istituenda autorità di controllo dell’applicazione delle norme sui cittadini in UK.

Anche grazie all’iniziativa italiana, le procedure amministrative sono state disciplinate con previsioni molto dettagliate da un articolo di ben quattro pagine (l’art. 17). Era un risultato non scontato, perché molti dei ventisette Stati membri Stati membri erano contrari ad un quadro regolamentare così dettagliato sulle procedure amministrative. Ciò in quanto tutti gli obblighi previsti nell’accordo di recesso si applicheranno sia a UK che, a livello nazionale, nei ventisette Stati dell’UE.

Si prevede in particolare l’impegno a: procedure senza intoppi, trasparenti e semplici, moduli corti, semplici, fruibili e adattati al contesto dell’accordo di recesso, obbligo di assistenza ai richiedenti certificato per provare la sussistenza dei requisiti ed evitare errori e omissioni.

Tra i punti su cui sono state superate le iniziali chiusure britanniche si segnalano:

· su ripetuta richiesta italiana, l’art. 13 prevede, per i cittadini residenti prima della fine della transizione, l’uscita da e l’ingresso in UK con passaporto oppure carta d’identità;

· un periodo di 27 mesi dalla data del recesso (29 marzo 2019) per presentare la domanda di settled status (fino a giugno 2021);

· documenti e procedure senza costi o con costi comparabili a quelli richiesti ai cittadini britannici per documenti simili;

· conversione automatica e gratuita dei certificati di residenza già rilasciati, previa verifica dell’identità e controllo della fedina penale;

· la cut-off date al 31 dicembre 2020 (fine del periodo di transizione) invece che al 29 marzo 2019 (data del recesso);

· riconoscimento dinamico dei diritti di sicurezza sociale;

· tutela dei diritti acquisiti anche in costanza di cambi di “status” (da studente a lavoratore, da lavoratore a disoccupato in cerca di occupazione, ecc.);

· protezione a vita degli aventi diritto;

· effetti diretti delle disposizioni sui diritti dei cittadini;

· riconoscimento del ruolo interpretativo della Corte di giustizia, la cui giurisprudenza resterà sostanzialmente vincolante per le corti britanniche.

Da parte britannica è stato anche confermato l’impegno a:

· non chiedere l'assicurazione medica che copre tutti i rischi, pur dovuta ai fini della residenza sulla base della Direttiva 2004/38/CE;

· assistere coloro che hanno difficoltà ad accedere a procedure che siano esclusivamente digitali e per chi, avendo perso un certificato di residenza pre-adesione di UK all’UE, vorrebbe avere comunque una corsia preferenziale nel riconoscimento del nuovo status.

Questi due ultimi impegni non sono esplicitamente contenuti nell’accordo, ma nella Nota Tecnica pubblicata dal Governo britannico l’8 novembre 2017.

È stato quindi conseguito un quadro solido di garanzie (che bisognerà attuare anche in Italia per i cittadini britannici).

Occorrerà tuttavia continuare a vigilare insieme all’UE con le Autorità UK su come queste disposizioni saranno applicate in concreto dall’Home Office.

 

Aggiornamento sul processo negoziale (14 marzo 2018)

È in corso la nuova tornata negoziale a Bruxelles tra Commissione Europea e delegazione britannica sulla futura conclusione dell’Accordo di Recesso. Il testo della bozza di Accordo di Recesso è stato pubblicato dalla Commissione in data 28 febbraio ed è tuttora in fase di definizione tra i 27 Stati Membri a Bruxelles. L’Ambasciata a Londra sta offrendo il proprio supporto ai negoziatori italiani, anche grazie ai preziosi contributi di pensiero che riceve dai rappresentanti della comunità italiana residente in UK. Esso forma peraltro già la base di partenza per i contatti in corso con la controparte britannica.

La bozza di Accordo di Recesso (che è consultabile qui e nella sezione “Documenti”) traduce in testo giuridico gli impegni concordati nel rapporto congiunto dell'8 dicembre 2017 (per una sintesi informale degli impegni assunti nel rapporto congiunto, a cura dell’Ambasciata, vedere qui).

Oltre ai tre temi principali che erano stati affrontati nel rapporto congiunto (diritti dei cittadini, pendenze finanziarie britanniche, frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda), la bozza di Accordo di Recesso contiene anche:

- la disciplina delle altre questioni legate alla “separazione” tra UK e UE, con l’obiettivo di assicurare un’uscita ordinata del Regno Unito dalla UE (ad esempio temi come il trattamento delle merci in circolazione al momento del recesso, procedure doganali in corso, cooperazione giudiziaria in materia penale e civile, questioni EURATOM, agenzie e organi UE etc…);

- la disciplina del periodo transitorio, che comincerà all’indomani del 29 marzo 2019 e, nella proposta dell’UE, arriverà fino al 31 dicembre 2020. La sezione sulla transizione è redatta sulla base delle specifiche direttive negoziali sulla transizione approvate dal Consiglio Affari Generali UE del 29 gennaio 2018 e del successivo documento “Transitional Arrangements in the Withdrawal Agreement” pubblicato dalla Commissione il 7 febbraio 2018.

Le disposizioni dedicate ai diritti dei cittadini (europei in UK e britannici negli Stati Membri) si trovano nella parte seconda della bozza di accordo, agli articoli da 8 a 35. Esse già contengono numerosi dettagli sulle procedure di registrazione dei cittadini UE dopo la Brexit, come richiesto anche da parte italiana, raccogliendo una pressante richiesta della comunità italiana residente nel Regno Unito.

Il progetto di Accordo di Recesso non riguarda invece la futura relazione che, come previsto dal Trattato sarà disciplinata da un altro accordo, da concludere dopo il recesso. Al riguardo, da marzo in poi dovrebbe essere negoziata una dichiarazione politica sul quadro delle relazioni future UE-UK. Il punto di partenza per questo negoziato è costituito dagli orientamenti negoziali approvati al Consiglio Europeo del 15 dicembre 2017.

La prossima tappa sarà il Consiglio Europeo del 22-23 marzo 2018 che sarà chiamato ad esaminare (ed eventualmente approvare) le direttive negoziali UE sulle relazioni future e un’intesa sui termini della transizione.

 

Intervista dell'Ambasciatore, Raffaele Trombetta, a Milano Finanza (Class CNBC) - lunedi' 12 marzo 2018

 

Aggiornamento sul processo negoziale (20 dicembre 2017)


In data 15 dicembre 2017, i Capi di Stato e di Governo dei 27 riuniti nel Consiglio Europeo, su proposta della Commissione Europea, hanno convenuto che sono stati compiuti progressi sufficienti nella prima fase dei negoziati sulla Brexit.

Su tale base hanno adottato la decisione di passare alla seconda fase dei negoziati, in cui si avvieranno discussioni anche sui seguenti argomenti: periodo di transizione e quadro delle future relazioni tra Unione Europea e Regno Unito.

Il giudizio positivo della Commissione si basa su un rapporto congiunto pubblicato dai team negoziali di UE e UK, che contiene l’accordo sugli impegni assunti dalle parti in relazione alla predisposizione del testo dell’accordo di recesso.

Secondo la Commissione un progresso sufficiente è stato raggiunto nelle tre aree considerate prioritarie: i diritti dei cittadini, la questione della frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, e l’accordo sugli obblighi finanziari del Regno Unito nei confronti della UE.

Secondo quanto indicato nel rapporto congiunto (paragrafi 6-41), il futuro accordo di recesso assicurerà che i diritti dei cittadini europei che risiedono nel Regno Unito, al momento dell’uscita dalla UE, saranno garantiti anche in seguito alla Brexit. Inoltre l’accordo garantirà che le procedure amministrative richieste ai cittadini europei nel Regno Unito saranno facili, trasparenti ed economiche.

Al fine di applicare uniformemente il diritto dell’UE nel territorio dell’Unione e del Regno Unito, sarà istituito un meccanismo di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE per le questioni di interpretazione che sarà a disposizione delle corti britanniche per almeno 8 anni dopo la Brexit. In ogni caso, le corti britanniche saranno obbligate, senza limiti di tempo, a tenere conto della futura giurisprudenza della Corte di Giustizia in questo settore.

Per quanto riguarda la questione nord-irlandese, il Regno Unito si è impegnato ad evitare una frontiera fisica (hard-border) lungo il confine tra Irlanda del Nord e Irlanda, anche se ciò dovesse comportare la necessità di assicurare un allineamento delle rispettive normative nei settori interessati dalla cooperazione transfrontaliera tra le due Irlande.

Infine, il Regno Unito ha accettato di onorare gli impegni finanziari assunti da Londra in seno all’UE.

L'illustrazione dettagliata dei punti sui quali e' stato raggiunto il consenso tra UE e UK sullo status dei cittadini e' contenuta nella nota tecnica congiunta pubblicata anch'essa in data 8 dicembre.

Successivamente, in data 12 dicembre 2017, la Commissione Europea ha pubblicato un'utile documento disponibile in lingua inglese e in lingua italiana contenente Domande e Risposte sui diritti dei cittadini UE e UK dopo la Brexit sulla base dei principi concordati nel rapporto congiunto.

Intervista sulla Brexit del Vice Capo Missione, Vincenzo Celeste, a Milano Finanza (Class CNBC) - lunedi' 4 dicembre, 2017

Intervista (inizio min. 12.15) del Vice Capo Missione, Vincenzo Celeste, a LondonONERadio: Speciale Brexit (mercoledi' 8 novembre, 2017)

 

Aggiornamento sul processo negoziale (13 settembre 2017)
Il 17 luglio e il 28 agosto si sono tenuti il secondo e il terzo incontro negoziale tra UE e UK sull’accordo di recesso di Londra dall’Unione.

Lo scorso 31 agosto è stata pubblicata sul sito della Task Force art. 50 diretta da Michel Barnier una nota tecnica congiunta UE-UK che illustra quali sono, ad oggi, le posizioni delle due parti rispetto ai diritti di cui dovrebbero godere i cittadini europei e britannici dopo l’accordo di uscita dall’UE.

Nell’ultima tornata negoziale sono stati fatti passi avanti su alcuni temi (tra cui: lavoratori transfrontalieri, coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, riconoscimento dei titoli professionali), mentre restano ancora alcune aree di dissenso. I temi su cui vi e’ consenso sono indicati in verde nella nota tecnica congiunta UE-UK.

Le differenze più importanti tra le posizioni negoziali delle due parti – evidenziate in rosso nella scheda – riguardano: l’eventuale efficacia diretta delle norme dell’accordo di recesso sullo status dei cittadini UE in UK e britannici nella UE (e il relativo possibile ruolo della Corte di Giustizia, o di altra corte, nell’interpretazione di tali norme); la documentazione necessaria per l’identificazione dei beneficiari dell’accordo di recesso; la possibilità di ricongiungimento familiare in data successiva all’accordo; la necessità, per chi già lo possiede, di richiedere nuovamente il certificato di soggiorno permanente; il diritto di voto per le elezioni locali; l’eventuale controllo dei precedenti penali e l’espulsione per crimini commessi successivamente all’accordo di recesso; la possibilità di includere i diritti dei lavoratori distaccati nell’accordo di recesso.

Il prossimo incontro è previsto per il 25 settembre.


(aggiornamento 27 giugno 2017)
Il 26 giugno u.s. il Primo Ministro britannico, Theresa May, ha presentato il documento Safeguarding the position of EU citizens living in the UK and UK nationals living in the EU che illustra nel dettaglio la posizione negoziale britannica in materia di garanzia dello status dei cittadini UE nel Regno Unito e britannici nei Paesi UE. Non vi sono state reazioni ufficiali da parte della Commissione europea. L’unico commento e’ quello pubblicato su Twitter dal Capo Negoziatore Michel Barnier secondo il quale sono necessari “more ambition, clarity and guarantees”.

I rispettivi documenti saranno discussi nella prossima sessione negoziale prevista per il 17 luglio prossimo.

Nel frattempo l'Ufficio dell'Addetto Scientifico dell'Ambasciata ha completato un sondaggio  - sugli effetti della Brexit - per gli Accademici italiani nel Regno Unito. 
Impatto della Brexit sulla Comunità Accademica Italiana nel Regno Unito
The Impact of Brexit on the Italian Academic Community in the United Kingdom

 

(aggiornamento 21 giugno 2017)
Il 19 giugno u.s si è tenuto a Bruxelles il primo incontro negoziale tra UE e UK, che ha segnato l’inizio delle trattative che condurranno alla Brexit.
Il capo negoziatore UE, Michel Barnier, e quello britannico, David Davis, hanno concordato alcuni elementi comuni (c.d Terms of Reference for the Article 50 TEU negotiations) che guideranno i negoziati ai sensi dell’articolo 50 del TUE.
Nello specifico, UE e UK hanno stabilito che:
- I negoziati si articoleranno in sessioni plenarie e riunioni in gruppi di lavoro, dedicati rispettivamente ai diritti dei cittadini, al regime finanziario e ad altre questioni relative alla Brexit. E’ stato inoltre avviato un dialogo sui futuri rapporti tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord.
- Le sessioni negoziali si svolgeranno ogni 4 settimane, con la possibilità di prevedere di comune accordo una cadenza differente degli incontri.

I prossimi incontri sono indicativamente previsti per il 17 luglio, 28 agosto, 18 settembre e 9 ottobre prossimi.
- Sarà garantita la trasparenza nella diffusione delle informazioni durante tutto lo svolgimento delle trattative, salvo eccezioni che dovranno essere concordate tra le parti.

 

Antefatti
1. In data 29 marzo 2017, il Primo Ministro britannico, Theresa May, ha notificato al Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, l'intenzione del Regno Unito di uscire dall'UE. Con questo atto è cominciato ufficialmente il processo che porterà alla Brexit entro due anni (29 marzo del 2019).

La lettera della May sintetizza gli obiettivi negoziali del Regno Unito, che erano già stati anticipati nel discorso di Lancaster House il 17 gennaio scorso e poi precisati il mese successivo con la pubblicazione di un White Paper sul sito del governo.

La procedura di uscita della UE è descritta nell'articolo 50 del trattato di Lisbona che prevede l'avvio di un negoziato che disciplini le modalità di uscita tra il Regno Unito e gli altri 27 stati membri dell’Unione.

In data 29 aprile, il Consiglio europeo straordinario a 27 (Articolo 50) ha adottato all’unanimità le linee guida per i futuri negoziati sulla Brexit stabilendo così i principi e le posizioni generali ai quali si atterrà l’UE durante il negoziato.

Il 22 maggio 2017 il Consiglio “Affari generali” ha designato la Commissione come negoziatore per conto dei 27 Stati membri e ha adottato le direttive dei negoziati (per ora disponibili solo in inglese). Il primo incontro negoziale tra la Commissione europea, in rappresentanza dei 27 Stati membri, e il Regno Unito si è svolto in data 19 giugno 2017 a Bruxelles all’indomani delle elezioni politiche britanniche dell’8 giugno 2017.

2. Per quanto riguarda il tema dello status dei cittadini UE residenti in UK e quello dei cittadini UK residenti negli altri 27 Stati membri UE, la lettera del Primo Ministro britannico ha ribadito una volta di più la determinazione di Londra – condivisa dagli altri 27 Stati membri UE – a raggiungere prioritariamente e rapidamente un accordo per la tutela dei diritti acquisiti.

Analoghe assicurazioni, su base di reciprocità, sono state date al Ministro degli Esteri Alfano dal suo omologo britannico Boris Johnson, in occasione della sua visita a Londra il 29 marzo scorso.

In una dichiarazione ufficiale pubblicata lo stesso giorno, il Presidente del Consiglio Gentiloni ha ribadito che nel corso del negoziato per l’Italia sarà prioritaria “la difesa dei nostri interessi nazionali, sia sul piano economico, sia su quello dei diritti acquisiti dai nostri concittadini in Gran Bretagna”.

Il Parlamento europeo, che ai sensi dell’articolo 50 del Trattato UE sarà chiamato a validare l’accordo al termine dei negoziati tra UE e Regno Unito, ha adottato il 5 aprile scorso una risoluzione secondo la quale, per garantire la sua approvazione, il Trattato di recesso dovrà assicurare un trattamento equo e paritario ai cittadini UE che vivono nel Regno Unito e ai cittadini britannici che vivono nell’UE. Questa posizione e’ stata ribadita a Londra il 20 aprile dal Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, in un incontro con la Primo Ministro May, nel quale ha sottolineato come per il Parlamento Europeo la tutela dei diritti dei cittadini europei e britannici costituisce la prima priorità dei prossimi negoziati tra Unione europea e Regno Unito.

Il 27 aprile 2017, in vista del Consiglio europeo straordinario (Articolo 50), il Presidente del Consiglio Gentiloni, rivolgendosi prima alla Camera e poi al Senato italiani, è tornato a parlare di Brexit mettendo in evidenza come “tra le priorità di questo negoziato, anche nella sua fase immediata, ci sia il destino dei cittadini dei diversi Paesi dell'Unione europea che attualmente risiedono nel Regno Unito: si tratta di 3.200.000 cittadini europei, all'incirca un 15 per cento di questi sono italiani, che risiedono nel Regno Unito. Noi abbiamo il dovere e il diritto di pretendere per questi nostri concittadini diritti e tutele amministrative certe, immediatamente applicabili, non discriminatorie e basate su un principio di reciprocità con i cittadini britannici: sono 900 mila che vivono nei diversi Paesi dell'Unione. (…) dobbiamo fondare questo negoziato su questo punto: su certezze e reciprocità.”

3. Da segnalare che la “Task Force Articolo 50” della Commissione europea, guidata da Barnier, nello spirito di massima trasparenza che i 27 hanno deciso di seguire nel corso del negoziato, il 29 maggio scorso ha pubblicato sul proprio sito la prima bozza di documento di posizione dedicato ai “principi essenziali sui diritti dei cittadini”, che contiene la visione dell’Unione europea dei diritti dei cittadini europei nel Regno Unito e dei cittadini britannici nei Paesi membri dell’Unione che dovrebbero essere protetti nel Trattato di recesso. Merita precisare che si tratta di un documento di lavoro, che riflette al momento unicamente il punto di vista UE sulla questione.


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