﻿{"id":6462,"date":"2026-02-26T16:23:22","date_gmt":"2026-02-26T15:23:22","guid":{"rendered":"https:\/\/amblondra.esteri.it\/?page_id=6462"},"modified":"2026-03-19T12:50:12","modified_gmt":"2026-03-19T11:50:12","slug":"regno-unito-commercio-con-lestero-di-prodotti-agroalimentari-2025","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/amblondra.esteri.it\/it\/italia-e-regno-unito\/diplomazia-economica\/ufficio-delladdetto-agroalimentare\/regno-unito-commercio-con-lestero-di-prodotti-agroalimentari-2025\/","title":{"rendered":"Regno Unito \u2013 Commercio con l\u2019estero di prodotti agroalimentari \u2013 2025"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><em>Aggiornamento 25\/02\/2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Regno Unito \u00e8 il secondo Paese pi\u00f9 popoloso d\u2019Europa, dopo la Germania, a fronte di una settore agricolo relativamente piccolo. Ne derivano una forte vocazione commerciale e un disavanzo strutturale negli scambi con l\u2019estero di prodotti agroalimentari, che pesa per il 28% sul deficit commerciale complessivo del paese. Il grado di autosufficienza alimentare del Regno Unito si attesta in media intorno al 60-62%, a seconda dei prodotti. Il Paese resta molto dipendente dall\u2019estero per il consumo di ortofrutta, di cui copre solo il 17% del consumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il deficit della bilancia commerciale del Regno Unito per l\u2019aggregato agroalimentari, bevande e tabacco, si attesta nel 2025 su oltre 42 miliardi di sterline, segnando un deterioramento ulteriore pari a circa il 6%, su base annua (<em>Fonte His Majesty Revenue &amp; Customs &#8211; HMRC). <\/em>Il disavanzo, si accentua particolarmente nei confronti dei partner commerciali extra UE, peggiorando del 21%, mentre il deficit negli scambi con i paesi del blocco UE peggiora del 2,5%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ampliando l\u2019orizzonte temporale al periodo 2020-2025, rispetto al quinquennio precedente, pre-Covid e pre-Brexit, si osserva che le importazioni sono cresciute rapidamente in valore, a un tasso molto pi\u00f9 alto rispetto alle esportazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste ultime hanno nondimeno ricevuto una relativa spinta all\u2019aumento dalla stipula di nuovi accordi commerciali con Paesi non-UE i cui effetti continueranno a manifestarsi man mano che le clausole pattuite verranno implementate. Gli alti standard produttivi del Regno Unito, in confronto a quelli presenti in numerosi partner commerciali firmatari di tali accordi, pongono tuttavia una serie di preoccupazioni sia agli agricoltori britannici che ne risulterebbero svantaggiati che ai consumatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scambi commerciali con i paesi UE risultano, invece, significativamente deteriorati negli anni dopo la Brexit. Le esportazioni britanniche hanno segnato un calo del 23% in volume nel periodo 2020-2025, in confronto al quinquennio precedente. Analogamente, l\u2019import dai paesi UE, sebbene meno consistente, ha evidenziato diffusi \u201csegni meno\u201d a seconda delle categorie di prodotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le associazioni di categoria, sia dal lato dell\u2019agricoltura che dell\u2019industria alimentare, confidano nell\u2019implementazione del nuovo accordo SPS (misure sanitarie e fitosanitarie), nell\u2019ambito del \u201creset\u201d con l\u2019UE, per mitigare le criticit\u00e0 alla base dell\u2019assottigliamento dei flussi commerciali. Le associazioni richiedono, tuttavia, maggiore trasparenza nell\u2019implementazione dell\u2019allineamento dinamico alle norme SPS dell\u2019Unione Europea e soprattutto un periodo di transizione che consenta agli operatori il tempo necessario di adeguarsi laddove la divergenza normativa dopo la Brexit \u00e8 stata pi\u00f9 consistente. Per citare i principali ambiti di divergenza: il settore dei prodotti chimici autorizzati in agricoltura e i relativi residui consentiti (MRL \u2013 Maximum residum level); le norme sull\u2019agricoltura biologica; e i requisiti in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. Si chiede, inoltre, di assicurare alcune eccezioni all\u2019allineamento dinamico, in primis riguardo alle tecniche di evoluzione assistita (TEA) o Precision Breeding, alle regole sulla vaccinazione dei bovini contro la tubercolosi bovina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ESPORTAZIONI DEL REGNO UNITO<\/strong>&#8211; Le esportazioni britanniche di prodotti agroalimentari, incidono per il 6% sull\u2019export complessivo del Paese e ammontano a oltre 26 miliardi di sterline nel 2025, con un incremento del 5% su base annua. L\u2019UE assorbe il 58% delle esportazioni per l\u2019intero aggregato. Il principale partner commerciale del Regno Unito, dal lato dell\u2019export, resta l\u2019Irlanda, con una quota in valore del 18%, seguita da Francia (11%) e Stati Uniti (10,7%). L\u2019Italia, in nona posizione, assorbe una quota del 2% dell\u2019export britannico nella categoria, pari a 539 milioni di sterline, con un +3% rispetto al 2024. Ancora in flessione l\u2019export verso i Paesi Bassi (-2%), mentre guadagnano terreno le vendite verso Belgio (+21%) e Spagna (+12%), Emirati Arabi Uniti (+10%) e Turchia (+34%), tra gli extra UE. <a href=\"https:\/\/amblondra.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Tab1.pdf\">Tabella 1<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prodotto pi\u00f9 esportato dal Regno Unito \u00e8, in valore, il whisky, che pesa da solo per il 21% sull\u2019export dell\u2019intera categoria. A seguire il Salmone, la Cioccolata, il Latte e grassi del latte, il Formaggio, le Carni bovine, le Bevande analcooliche, la Carne ovina, il Gin e i Cereali da colazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IMPORTAZIONI<\/strong> <strong>DEL REGNO UNITO<\/strong> &#8211; Le importazioni del Regno Unito di tutto l\u2019aggregato agroalimentare, comprensivo di bevande e tabacco, hanno fatto registrare nel 2025 un incremento del 5,8% rispetto all\u2019anno precedente, attestandosi su 68,8 miliardi di sterline, pari al 9% dell\u2019import complessivo del Paese. <a href=\"https:\/\/amblondra.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Tab2.pdf\">Tabella 2<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita delle importazioni \u00e8 guidata in particolare dai flussi provenienti dai paesi non UE, che si attestano a quasi 21 miliardi di sterline e segnano un +12% nell\u2019anno in esame. Guidano la classifica gli Stati Uniti (+13%), il Brasile (+17%) e la Cina (+11%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unione Europea resta, tuttavia, il principale fornitore di prodotti agri-food, coprendo il 70% della domanda estera, pari a 48 miliardi di sterline, in ulteriore aumento del 3% rispetto al 2024. Guardando ai singoli paesi membri, i Paesi Bassi sono il principale fornitore del Regno Unito, con una quota del 12%, seguiti da Irlanda e Francia (entrambi al 9%), Belgio (8%) e Germania (7%). L\u2019Italia, ferma in settima posizione, copre il 6% dell\u2019import britannico di prodotti agroalimentari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I prodotti pi\u00f9 importati, sempre in valore, sono i Prodotti ortofrutticoli, sia freschi che trasformati, che incidono sull\u2019import complessivo per il 22%, le Carni fresche e trasformate, con oltre il 13%, seguono le voci Caffe, te, cacao e spezie, Bevande (in particolare vino), Cereali e derivati (in particolare i prodotti da forno), ciascuna con una quota del 11%. Si evidenziano aumenti diffusi del flusso di importazione in valore per quasi tutte le principali categorie di prodotto, con poche eccezioni come il Vino, gli Oli e grassi, in particolare Oli di oliva, e la voce Zucchero e miele. Si conferma per queste voci la contrazione dell\u2019import anche sul piano dei volumi, ad eccezione degli Oli di Oliva, i cui acquisti oltre Manica segnato un +12%, nell\u2019anno in esame. Si segnala, inoltre, l\u2019aumento consistente dei Mangimi animali con un +17% in quantit\u00e0 e un +3% in valore. <a href=\"https:\/\/amblondra.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Tabb3-4.pdf\">Tabelle 3-4<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>FOCUS ITALIA-REGNO UNITO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30% dell\u2019export britannico verso l\u2019Italia in valore riguarda le Bevande alcoliche, segnatamente Gin (11%) e Whisky (10%), seguiti, in ordine di importanza, dai Prodotti lattiero caseari (18%), in particolare il Burro e altri grassi del latte, e le Carni fresche e trasformate (11%), soprattutto Carni ovine (5%) e bovine (4%). Consistenti i nostri acquisti dal Regno Unito di Derivati dei cereali (8%) e Prodotti ittici (8%), soprattutto crostacei e molluschi. Da segnalare il calo in valore nell\u2019ultimo anno dell\u2019export verso l\u2019Italia di Bevande alcoliche e Carni, tra i principali settori, a fronte di aumenti a due cifre per l\u2019export di Carni ovine, Prodotti ittici e Derivati del latte, segnatamente Burro e grassi del latte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019export italiano di prodotti agro-alimentari, bevande e tabacco ammonta a 4,3 miliardi di sterline nel 2025, con un\u2019incidenza del 18% sull\u2019export complessivo dell\u2019Italia verso il Regno Unito, pari a 23 mila miliardi e un incremento di quasi il 6% in valore, rispetto all\u2019anno precedente. Al primo posto le Bevande alcoliche, con una quota sul totale del 25%, di cui il solo vino rappresenta il 18%. Seguono gli Ortofrutticoli e i Cereali trasformati, ciascuno con una quota del 19%, i Lattiero caseari, 10% e la voce Caffe, te cacao, 9,5%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vendite di Lattiero caseari fanno evidenziare un aumento dei listini medi che rendono brillante la performance dell\u2019export in valore (+13%) e, analogamente, il Caffe, te cacao segna un +19% in valore, a fronte di una contrazione dei volumi esportati del 3%. Le vendite di olio di oliva aumentano in volume del 31% ma diminuiscono del 6%in valore. Buona la performance della Carne fresca e trasformata, che segna un aumento delle esportazioni sia in valore (+18%) che in quantit\u00e0 (+12%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si registra invece un calo dell\u2019export, sia in volume che in quantit\u00e0, per alcuni prodotti iconici del Made in Italy: il pomodoro trasformato, che segna -4% e -2%, rispettivamente, e la pasta, -2% e -1%. <a href=\"https:\/\/amblondra.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Tabb5-6.docx.pdf\">Tabelle 5-6<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>POSIZIONE DELL\u2019ITALIA TRA I TOP FORNITORI DEL REGNO UNITO <\/strong>&#8211; Guardando ai principali prodotti importati dal Regno Unito ed al ranking dei principali paesi di approvvigionamento, la Spagna \u00e8 il principale fornitore di ortofrutticoli, freschi e trasformati, seguita dai Paesi Bassi e dal Belgio. L\u2019Italia si colloca in quarta posizione, sia in volume che in valore, assicurando il 5% dell\u2019import britannico della categoria. <a href=\"https:\/\/amblondra.esteri.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/tabb-paesi-prodotti.pdf\">Tabelle paesi prodotti<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardando, invece, ai pomodori freschi e trasformati, l\u2019Italia \u00e8 il primo fornitore in volume, con una quota del 27%, mentre \u00e8 preceduta dai Paesi Bassi in termini di valore. In entrambi i casi, il 2025 fa registrare una diminuzione delle nostre vendite. Siamo, inoltre, primo fornitore assoluto per la pasta, garantendo il 54% degli approvvigionamenti del Regno Unito in volume ed il 42% in valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le esportazioni di vino, l\u2019Italia assicura oltre il 20% degli approvvigionamenti del Regno Unito, sia in volume che in valore, collocandosi, rispettivamente, in prima e in seconda posizione, dopo la Francia. Considerando la contrazione di circa il 5% dell\u2019import britannico di vino nell\u2019anno in esame, sia in volume che in valore, si pu\u00f2 considerare positivamente la performance del vino italiano, che guadagna il 6% in quantit\u00e0 e il 2% in valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 il secondo esportatore in valore per i formaggi, preceduta dall\u2019Irlanda e seguita dalla Francia. Guardando ai volumi dell\u2019export di prodotti caseari, il ranking vede l\u2019Italia in quinta posizione, dopo Irlanda, Francia, Danimarca e Germania. Ottima la performance dei caseari nel 2025, con un aumento dell\u2019export italiano del 4% in volume e del 16% in valore, rispetto al 2024.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la categoria degli oli di oliva, l\u2019Italia segue la Spagna, collocandosi in seconda posizione, coprendo quasi un quarto degli acquisti in valore e il 18% in volume. Si segnala, tuttavia, un drastico calo dei listini medi, se si considera che a fronte dell\u2019aumento dei volumi esportati del 31%, l\u2019export in valore segna un calo del 6%.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00a0Aggiornamento 25\/02\/2026 Il Regno Unito \u00e8 il secondo Paese pi\u00f9 popoloso d\u2019Europa, dopo la Germania, a fronte di una settore agricolo relativamente piccolo. Ne derivano una forte vocazione commerciale e un disavanzo strutturale negli scambi con l\u2019estero di prodotti agroalimentari, che pesa per il 28% sul deficit commerciale complessivo del paese. 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