﻿{"id":1216,"date":"2017-08-11T12:41:03","date_gmt":"2017-08-11T10:41:03","guid":{"rendered":"https:\/\/amblondra.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2017\/08\/l-efficienza-del-modello-britannico\/"},"modified":"2017-08-11T12:41:03","modified_gmt":"2017-08-11T10:41:03","slug":"l-efficienza-del-modello-britannico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/amblondra.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2017\/08\/l-efficienza-del-modello-britannico\/","title":{"rendered":"L\u2019efficienza del modello britannico di Roberto Di Lauro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intervento dell\u2019Addetto Scientifico, Prof. Di Lauro* al Dibattito sull\u2019universit\u00e0 italiana aperto da Il Sole 24 Ore \u201cdossier | n. 12 articoli Il dibattito sull\u2019Universit\u00e0 &#8211; 40 anni persi\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono oltre 5.000 ricercatori italiani nelle Universit\u00e0 del Regno Unito, universalmente riconosciute come la seconda potenza accademica e di ricerca del mondo, dopo gli Stati Uniti. Una tale numerosit\u00e0 di accademici e ricercatori italiani in un sistema accademico di eccellenza fa fare un paio di importanti considerazioni. La prima \u00e8 che le nostre scuole e universit\u00e0 riescono a produrre studenti bravi, dando loro solidi basi per affrontare studi e ricerche scientifiche avanzate e sfide professionali impegnative. La seconda riguarda il sistema accademico britannico e internazionale (e non \u00e8 altrettanto positiva per noi). Va osservato che gli italiani non sono la popolazione accademica non-britannica pi\u00f9 numerosa; anche se di poco, i tedeschi ci superano. Quello che spesso viene descritto o immaginato come un fenomeno ristretto al nostro Paese \u00e8 in realt\u00e0 un fenomeno diffuso: i ricercatori si spostano da un Paese all\u2019altro. Per altro, non mi risulta questo venga visto come un problema in Germania. Nella concorrenza internazionale, il Regno Unito \u00e8 visto come una meta ambita per studiosi e ricercatori di tante discipline e di tante nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 lo scopo di questo breve spunto affrontare l\u2019effetto che la Brexit sta avendo su questa attrattivit\u00e0, un effetto che c\u2019\u00e8 ma dato che per il momento \u00e8 principalmente dovuto all\u2019incertezza sulle soluzioni che verranno trovate, vale la pena rimandare considerazioni pi\u00f9 approfondite a uno spazio dedicato e quando gli accordi tra Regno Unito e Unione europea cominceranno a prendere forma. Se cerchiamo di comprendere cosa renda cos\u00ec attrattiva l\u2019accademia britannica forse potremo capire le ragioni per cui in Italia c\u2019\u00e8 un flusso di studiosi in uscita (che non \u00e8 il problema) ma non ce n\u2019\u00e8 uno in entrata (che \u00e8 il vero problema). Universit\u00e0 come Oxford, Cambridge, Edimburgo, e le pi\u00f9 importanti universit\u00e0 Londinesi (ad esempio, University College London, Imperial College, King\u2019s College) esercitano un fascino indiscusso ma come si mantiene questo fascino nel tempo nonostante la forte competizione internazionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un punto centrale dell\u2019attrattivit\u00e0 britannica \u00e8 la certezza dei tempi e delle regole sulle opportunit\u00e0 di ricerca. Uno studioso che viene nel Regno Unito sa che ogni anno pu\u00f2 competere con i suoi colleghi per finanziamenti. Ogni anno! E su temi molto ampi. Sono i fondi messi a disposizione dai \u201cresearch council\u201d (che, a differenza del nostro Cnr, fungono da agenzie e coprono tutti i settori del sapere) ed ammontano ad oltre un miliardo di sterline l\u2019anno, tutti gli anni. Fondi che vengono distribuiti con una valutazione meritocratica basata sulla peer review e che costituiscono uno dei due canali di finanziamento alla ricerca britannica. Dunque il sistema non garantisce finanziamenti, ma garantisce la possibilit\u00e0 di competere per essi. Un seconda caratteristica \u00e8 l\u2019elevato grado di autonomia delle universit\u00e0 del Regno Unito. Autonomia che inizia dalla definizione dei criteri di ammissione per gli studenti, che si fondano in gran parte sul curriculum scolastico, in qualche caso con una intervista aggiuntiva tra gli studenti che hanno un curriculum adeguato. Autonomia che continua nel reclutamento dei docenti: non vi sono concorsi nazionali, non vi sono regole scritte a livello nazionale su come scegliere il docente pi\u00f9 adeguato alle esigenze dell\u2019Universit\u00e0. Non vi sono regole neanche nella definizione del salario, che non \u00e8 uguale per tutti ma \u00e8 parte della contrattazione tra Universit\u00e0 e singoli docenti. Meno controlli a monte, quindi. Niente abilitazione nazionale, niente concorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni universit\u00e0 (giustamente, aggiungerei) definisce volta per volta le professionalit\u00e0 accademiche di cui ha bisogno, attivit\u00e0 che da noi viene vista come \u201cpre-definizione del vincitore\u201d ed \u00e8 oggetto di ricorsi. Certo la definizione delle caratteristiche di un ricercatore\/professore da assumere non dovrebbe servire a far reclutare qualcuno \u201cdesignato\u201d per motivi non confessabili, ma semplicemente a inserire in un dipartimento\/centro\/comunit\u00e0 scientifica le professionalit\u00e0 adeguate. Nel Regno Unito, a fornire buoni incentivi, interviene una severa valutazione ex-post, il Ref (Research excellence framework) che determina il finanziamento alle singole universit\u00e0 sulla base di un valutazione delle ricerche fatte e del loro impatto. Quindi se recluti amici e parenti che non sono bravi, sarai penalizzato al momento di esser valutato dal Ref. Detto in altri termini, fai quello che vuoi ma se lo fai male non ti do risorse. Il finanziamento alle universit\u00e0 a valle del Ref \u00e8 il secondo canale di finanziamento della ricerca britannica. Come detto prima, l\u2019altro canale \u00e8 costituito dai finanziamenti a progetti di ricerca presentati dai singoli ricercatori. Quindi se recluto amici e parenti i cui progetti non sono approvati, sono ulteriormente penalizzato!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei a questo punto anche osservare che per quanto riguarda metodi della valutazione delle universit\u00e0 non sfiguriamo. In una recente conferenza organizzata dall\u2019Ambasciata di Londra e da Aisuk (Association of Italian Scientists in the Uk) dove si \u00e8 discusso di valutazione universitaria, il nostro sistema Vqr gestito dall\u2019Anvur non sfigura rispetto al Ref britannico. I due sistemi di valutazione si fondano su princ\u00ecpi simili, ma hanno un impatto molto diverso sul finanziamento della universit\u00e0, molto pi\u00f9 incisivo e rilevante quello britannico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, il sistema britannico \u00e8 attrattivo perch\u00e9 offre certezze ai ricercatori sulla possibilit\u00e0 di competere e perch\u00e9 la competizione tra universit\u00e0 parte dalla selezione degli studenti, passa per il reclutamento autonomo dei docenti e si chiude con un sistema combinato di valutazioni ex-ante ed ex-post. Non posso non far notare che questo sistema porta a far concentrare il 50% del finanziamento pubblico in 10 atenei, per tutti e due i canali di finanziamento descritti. Non so se il nostro Paese sia pronto ad accettare una tale disparit\u00e0 tra atenei. Ma l\u2019eccellenza diffusa \u00e8 insostenibile. Forse una rete di eccellenza aggiunta a un solido sistema educativo diffuso, che gi\u00e0 abbiamo, \u00e8 quello che manca al nostro Paese?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*Ordinario di Genetica Medica, Universit\u00e0 di Napoli Federico II e Addetto scientifico, Ambasciata d\u2019Italia a Londra<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Intervento dell\u2019Addetto Scientifico, Prof. Di Lauro* al Dibattito sull\u2019universit\u00e0 italiana aperto da Il Sole 24 Ore \u201cdossier | n. 12 articoli Il dibattito sull\u2019Universit\u00e0 &#8211; 40 anni persi\u201d Ci sono oltre 5.000 ricercatori italiani nelle Universit\u00e0 del Regno Unito, universalmente riconosciute come la seconda potenza accademica e di ricerca del mondo, dopo gli Stati Uniti. 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