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Ricerca nel Regno Unito

Ultimo aggiornamento della pagina: 07/08/2026

Il Regno Unito si distingue da decenni come uno dei principali protagonisti nel panorama della ricerca scientifica mondiale. Nonostante rappresenti meno dell’1% della popolazione globale, produce circa il 14% degli articoli scientifici più citati, terzo Paese dopo USA e Cina secondo Scimago Journal Rank, prova tangibile dell’elevata qualità e impatto della propria produzione accademica. Secondo gli ultimi dati ufficiali dell’Office for National Statistics (ONS), nel 2023 il Regno Unito ha speso circa 72,6 miliardi di sterline in ricerca e sviluppo (R&S), con un incremento di 3 miliardi di sterline rispetto al 2022. Tale spesa è rimasta pari a circa il 2,77% del PIL e, sulla base dei più recenti dati forniti dall’OCSE, il Regno Unito continua a collocarsi tra i principali Paesi dell’area OCSE per investimenti in R&S, attestandosi intorno all’11º posto della classifica.

Università storiche come Oxford, Cambridge, Imperial College London e University College London sono riconosciute a livello internazionale per l’eccellenza nella formazione e nella ricerca: tutte e 4 figurano ancora oggi tra i primi posti dei ranking internazionali pubblicati da The Times Higher Education (THE) World Ranking e Quacquarelli Symons (QS) World Ranking.

Il Department for Science, Innovation and Technology (DSIT) è il dipartimento di governo del Regno Unito responsabile della promozione delle politiche scientifiche e tecnologiche come motori centrali della crescita economica del Regno Unito. Il sistema della ricerca britannica si fonda su una solida rete di università di eccellenza, centri di ricerca e infrastrutture scientifiche avanzate, sostenuti da enti come UK Research and Innovation (UKRI).

Tra le principali infrastrutture di ricerca presenti nel Regno Unito si segnalano lo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), punto di riferimento mondiale per le previsioni meteorologiche e climatiche; il quartiere generale dello Square Kilometre Array Observatory (SKAO) presso la University of Manchester, dedicato allo sviluppo del più grande radiotelescopio del mondo; lo European Centre for Space Applications and Telecommunications (ECSAT) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con sede ad Harwell, specializzato nelle applicazioni spaziali e nelle telecomunicazioni.

UKRI coordina i nove consigli e organismi nazionali per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, sostenendo progetti che spaziano dalle scienze biologiche alla fisica, dall’ingegneria all’economia, dalla medicina alle arti e discipline umanistiche, fino alle tecnologie emergenti, compresa l’intelligenza artificiale. Per l’anno finanziario 2025/26, UKRI gestisce un budget di circa 8,8 miliardi di sterline, contribuendo in modo determinante a mantenere il Regno Unito tra i principali leader mondiali nella ricerca e nell’innovazione (UKRI – UK Research and Innovation).

Per favorire il rapido sviluppo e la commercializzazione delle tecnologie innovative, il Governo del Regno Unito ha istituito il Regulatory Innovation Office (RIO). Il RIO opera in stretta collaborazione con imprese, autorità di regolamentazione e dipartimenti governativi per individuare e rimuovere gli ostacoli normativi che rallentano l’introduzione sul mercato delle innovazioni, promuovendo al contempo approcci regolatori più agili e coordinati.

L’azione del RIO si concentra inizialmente su alcuni settori strategici ad alto potenziale di crescita, tra cui l’intelligenza artificiale, i veicoli autonomi, la biologia ingegneristica, le tecnologie spaziali, i droni e le tecnologie sanitarie. A tal fine, il Governo definisce obiettivi di performance e indicatori di risultato per gli enti regolatori, sostiene la sperimentazione attraverso regulatory sandboxes e programmi dedicati, promuove una maggiore collaborazione tra le autorità competenti.

L’obiettivo è ridurre i tempi e l’incertezza dei processi autorizzativi, favorire gli investimenti e rafforzare la competitività del Regno Unito nei settori tecnologici avanzati, mantenendo elevati standard di sicurezza e tutela dei cittadini (Game-changing tech to reach the public faster as dedicated new unit launched to curb red tape – GOV.UK).

L’intelligenza artificiale costituisce uno dei principali ambiti di sviluppo della politica industriale e dell’innovazione del Regno Unito, che punta a consolidare la propria posizione come leader globale nella ricerca, nello sviluppo e nell’adozione dell’AI.

Il 13 gennaio 2025, il Governo britannico ha pubblicato l’AI Opportunities Action Plan, un piano strategico volto a sfruttare il potenziale dell’intelligenza artificiale per sostenere la crescita economica, aumentare la produttività e migliorare l’efficienza dei servizi pubblici. Il Piano si inserisce in un percorso avviato con l’AI Safety Summit ospitato a Bletchley Park nel novembre 2023, che ha visto il Regno Unito porsi al centro del dibattito internazionale sulla governance dell’IA, evolvendo successivamente verso una strategia maggiormente orientata allo sviluppo economico e all’innovazione.

Le raccomandazioni contenute nel Piano si articolano attorno a 3 pilastri fondamentali:

  • rafforzare le infrastrutture abilitanti dell’intelligenza artificiale, attraverso investimenti nella capacità di calcolo, nei data centre, nell’accesso a dati di elevata qualità e nello sviluppo delle competenze;
  • accelerare l’adozione dell’AI nell’economia e nella pubblica amministrazione, promuovendo una collaborazione più stretta tra settore pubblico, imprese e mondo della ricerca al fine di incrementare la produttività e favorire la diffusione delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale;
  • rafforzare la leadership internazionale del Regno Unito nel settore dell’AI, creando un contesto favorevole agli investimenti, alla nascita e alla crescita di imprese innovative e all’attrazione di talenti e capitali, con l’obiettivo di rendere il Paese uno dei principali hub mondiali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI Opportunities Action Plan – GOV.UK).

Le tecnologie quantistiche rappresentano uno dei settori strategici della politica britannica per la ricerca e l’innovazione.

Nel 2023 il Governo del Regno Unito ha pubblicato la National Quantum Strategy, una strategia decennale (2023-2033) finalizzata a consolidare la leadership del Paese nelle tecnologie quantistiche e a favorirne la commercializzazione. La Strategia si fonda sui risultati conseguiti dal National Quantum Technologies Programme (NQTP), avviato nel 2014, e prevede investimenti per 2,5 miliardi di sterline nell’arco di dieci anni per sostenere la ricerca, sviluppare infrastrutture, rafforzare le competenze e favorire la crescita dell’ecosistema industriale nei settori del calcolo quantistico, delle comunicazioni quantistiche, del quantum sensing e della metrologia.

L’apertura del National Quantum Computing Centre (NQCC) presso il campus scientifico di Harwell nel 2024 è stata una tappa centrale di questo percorso. Il Centro infatti costituisce l’infrastruttura nazionale di riferimento per il calcolo quantistico nel Regno Unito e promuove la collaborazione tra università, centri di ricerca, industria e istituzioni pubbliche, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie quantistiche (National quantum strategy – GOV.UK).

La salute e le biotecnologie sono anch’esse considerate settori prioritari hanno visto sviluppi significativi negli ultimi anni, su tutti la produzione del vaccino anti-COVID Oxford-AstraZeneca. Il Regno Unito ospita infatti numerosi centri di ricerca e laboratori di grande prestigio, tra cui il Discovery Centre (DISC) di AstraZeneca a Cambridge, il Francis Crick Institute e il Laboratory for Molecular Cell Biology.

Gli ultimi grandi investimenti annunciati dal Governo in materia riguardano la creazione di nuovi centri regionali per rafforzare la sperimentazione clinica (Commercial Research Delivery Centres), l’istituzione di un fondo per creare posti di lavoro di alta qualità (Life Sciences Innovative Manufacturing Fund), il lancio di un programma di genotipizzazione per facilitare la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie con il tasso di mortalità più alto del Paese (Programma Our Future Health).

Il Regno Unito, inoltre, continua ad essere uno dei principali Paesi destinatari di investimenti diretti esteri per progetti nel settore delle life sciences, nonché ambiente favorevole per la creazione di start-up.

Anche l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico occupano un posto centrale, con numerosi progetti dedicati alla transizione energetica e alla sostenibilità.

A livello internazionale, il Regno Unito ha riaffermato il proprio ruolo nella cooperazione scientifica europea attraverso l’associazione al programma Horizon Europe a partire dal 1° gennaio 2024. L’accordo consente ai ricercatori e agli enti britannici di partecipare ai bandi europei per la ricerca e l’innovazione e di collaborare con istituzioni scientifiche dei Paesi membri dell’Unione europea, preservando una stretta integrazione con l’ecosistema europeo della ricerca anche dopo la Brexit.

Il Regno Unito mantiene inoltre una partecipazione attiva in altre grandi infrastrutture e programmi scientifici internazionali. Tra questi figura Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra, al quale il Regno Unito partecipa attraverso gli accordi di associazione ai programmi spaziali dell’Unione europea, con il supporto tecnico dell’European Space Agency (ESA). Il Paese è inoltre membro del CERN dal 1954 e contribuisce alle attività del Large Hadron Collider (LHC), una delle principali infrastrutture mondiali per la ricerca nella fisica fondamentale.

La cooperazione scientifica internazionale britannica è inoltre sostenuta da numerosi accordi bilaterali con Paesi strategici, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone, India e Australia, volti a promuovere collaborazioni nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo di competenze scientifiche.

Per quanto riguarda il rapporto con l’Italia, non risulta attualmente in vigore un trattato bilaterale generale esclusivamente dedicato alla cooperazione scientifica e tecnologica paragonabile ad altri accordi internazionali già conclusi dal Regno Unito. La collaborazione tra i due Paesi è tuttavia disciplinata nell’ambito di strumenti bilaterali più ampi, tra cui il Memorandum of Understanding sul rafforzamento del partenariato bilaterale tra Regno Unito e Italia, firmato il 27 aprile 2023, che include una sezione dedicata a economia, scienza e innovazione, oltre al precedente Memorandum of Understanding sulla cooperazione scientifica e tecnica del 28 aprile 1969.

A novembre 2025, i due Paesi hanno sottoscritto una lettera d’intenti che dà vita a un dialogo strutturato in materia spaziale.