Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.

Preferenze cookies

Rapporti economici bilaterali

La piu’ aggiornata versione (marzo 2024) del “Fiscal and economic outlook” dell’Office for Budget Responsibility (OBR) del Regno Unito conferma il quadro in chiaroscuro di questa economia, in cui vi sono i presupposti per una ripresa, seppur relativa, del tenore di vita dopo il calo record del 2023 ma le prospettive di medio termine restano difficili. Di positivo vi è in primis la traiettoria decrescente del tasso d’inflazione. Dopo aver raggiunto il record quarantennale dell’11.1% nell’ottobre 2022, il tasso si e’ assestato al 3.4% a febbraio proseguendo sulla traiettoria decrescente con l’OBR che lo stima in media al 2.2% per l’anno corrente, ossia in linea con il target della Bank of England (BoE). Alla riduzione dell’inflazione dovrebbe accompagnarsi quella dei tassi d’interesse, attualmente ancorati al 5.25% ma che l’OBR stima, e i mercati auspicano, possano assestarsi al 4.2% nell’ultimo quarto del 2024 – con una prima riduzione gia’ entro la prossima estate. Il combinato disposto di bassi tassi d’interesse, bassi costi dell’energia, e crescita della popolazione e degli investimenti (quest’ultimo a seguito delle misure adottate negli ultimi due Statement) potrebbero assicurare una crescita del PIL dello 0,8% nel 2024, dell’1.4% nel 2025, dell’1.9% nel 2026 e su livelli similari fino al 2028.

L’interscambio Regno Unito-Italia nel periodo gennaio-dicembre 2023 è stato pari a 32 miliardi di sterline, in leggera flessione del -1,7% rispetto allo stesso periodo del 2022. Le esportazioni italiane hanno subito una contrazione del -5% (£22,1 miliardi del Gen-Dic 2023, contro i £23 miliardi dello stesso periodo 2022), dovuto essenzialmente al calo delle esportazioni di prodotti chimici e farmaceutici che hanno registrato un -32,8% sullo stesso periodo del 2022. Stessa cosa vale per metalli e i minerali da lavorare che hanno registrato -20,6% sullo stesso periodo del 2022 e i combustibili minerali con -11,9% sul 2022. Le importazioni italiane dal Regno Unito hanno registrato invece un aumento del +6%. Il saldo è risultato comunque attivo per l’Italia per 12,3 miliardi di £, in calo del -12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’Italia si posiziona undicesima tra i partner commerciali del Regno Unito preceduta da: Stati Uniti, Germania, Svizzera, Olanda, Cina, Irlanda, Francia, Belgio, Hong Kong e India. L’Italia mantiene invece la posizione di ottavo paese fornitore del Regno Unito con 22,1 miliardi di sterline (-5% nel 2022). I principali settori delle esportazioni italiane nel Regno Unito sono quelli dei prodotti agroalimentari, prodotti tessili e abbigliamento, macchinari e apparecchi. Nel 2023, le importazioni italiane dal Regno Unito sono aumentate del +20,8% sul 2022 e +29,1% sul 2021.

Gli IDE hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nell’economia del Regno Unito: nonostante un rapporto del Governo locale abbia evidenziato che il Paese sta scontando un grave ritardo rispetto a USA e UE nell’attrazione di investimenti commerciali, quantificabile in circa il 2% del PIL (annualmente c.a. 50 mln sterline), il Regno Unito e’ a livello europeo ancora il Paese con la piu’ alta percentuale di IDE “greenfield” (ossia quelli finalizzati alla creazione di nuove unita’ produttive fabbriche o uffici) e puo’ contare sul vantaggio della lingua, della dimensione del mercato e del ruolo di Londra come hub finanziario globale.

Secondo i dati del Department for Business and Trade del Governo britannico, si registrano 1.654 progetti di IDE in entrata nell’anno fiscale 2022-23, con un aumento di 65 progetti (+4,09%) rispetto ai 1.589 progetti dell’anno fiscale 2021-22 e un aumento di 116 progetti (+7,5%) rispetto ai 1.538 progetti registrati nell’anno fiscale 2020-21.

I dati UNCTAD evidenziano che i flussi globali di investimenti diretti esteri (IDE) sono aumentati del 3% nel 2023 dopo il forte calo registrato nel 2022, salendo a 1,37 trilioni di dollari, da 1,3 trilioni nell’anno precedente. Il leggero aumento del livello di IDE sembra essere stato influenzato soprattutto dalla relativa stabilizzazione del quadro economico globale dopo la turbolenza e l’incertezza causata dal sovrapporsi di molteplici crisi globali negli ultimi due anni – il conflitto russo-ucraino, gli alti prezzi di cibo ed energia e il forte aumento del debito pubblico. In tale contesto, il Regno Unito detiene il secondo posto nella classifica europea per i progetti FDI, mentre la Francia ha mantenuto il primo posto; il terzo posto e’ ricoperto invece dalla Germania.

Per quanto riguarda le imprese italiane investitrici nel Regno Unito, un settore di punta è quello energetico, grazie al contributo delle attività di ENI e di diverse consociate del gruppo, al quale negli ultimi anni si sono aggiunte aziende attive nel settore delle rinnovabili come Falck Renewables, Saipem e ERG. Il settore della difesa è parimenti molto rilevante, rappresentato principalmente dal gruppo Leonardo, come anche quello degli autoveicoli, presente nel Paese con i diversi marchi del gruppo Stellantis. II settore degli elettrodomestici vede in primo piano il gruppo Merloni (Indesit), il gruppo Candy (Hoover) e il gruppo De Longhi (Kenwood).

Tra le altre imprese italiane con impianti produttivi e che hanno investito nel Regno Unito vanno senz’altro ricordate Prysmian, Tratos, Seda Packaging Group, CNH, Sofidel, Maschio Gaspardo, Bifrangi, Zambon, Assicurazioni Generali, TerniEnergia, Reflexallen, Mapei, Digital Bros, Kinexia, Laminazione Sottile, il gruppo Biscaldi con Tŷ Nant Spring Water,, MSC Cruises, Pirelli La Doria e i gruppi farmaceutici Chiesi e Menarini.

Menzione a parte meritano anche tutti i marchi prestigiosi del Made in Italy dei settori della moda e del design quali, tra i tanti, Armani, Versace, Prada, Loro Piana, Brunello Cucinelli, Dolce&Gabbana, Max Mara, Bulgari, Ermenegildo Zegna, Tod’s, Furla, Sergio Rossi, Natuzzi, Scavolini, Alessi, Guzzini, Moleskine, Piquadro, nonché i marchi dei gruppi OTB (Diesel, Maison Margiela), Calzedonia (Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, Falconeri) e Vicini (Vicini, Giuseppe Zanotti Design), che negli ultimi anni hanno investito ingenti risorse nella promozione e distribuzione sul mercato britannico, in particolare a Londra, tramite l’apertura di showroom e punti vendita.

Nel 2019 inoltre la joint venture First Trenitalia West Coast Rail ltd., costituita in partnership da Trenitalia UK (30%) e dalla multinazionale del trasposto su rotaia e gomma First Group (70%), è risultata assegnataria della concessione per la gestione dei collegamenti ferroviari tra Londra ed. Trenitalia gestisce anche dal 2017 la linea metropolitana C2C nella zona est della capitale (Londra-Essex).

Anche il settore finanziario costituisce uno dei fulcri principali nei rapporti economico-bilaterali tra i due Paesi, in quanto Londra e la sua City rappresentano una delle prime piazze finanziarie a livello globale nonché una base di partenza per investimenti diretti in Europa anche da parte di numerosi investitori asiatici e del Nord America. I principali gruppi bancari italiani operanti nel settore finanziario sono Banca Intesa, Unicredit e Mediobanca. Negli ultimi anni si sono anche affermate importanti aziende italiane del Fintech. Molto attivi su questa piazza sono inoltre fondi italiani di private equityhedge fund e family office.