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Ufficio dell’Addetto Agroalimentare

L’Ufficio economico collabora con l’Ufficio dell’Addetto agroalimentare dell’Ambasciata realizzando attività finalizzate alla promozione delle esportazioni e tutela dei prodotti agroalimentari, monitoraggio della normativa locale, azioni di sostegno al collegamento tra istituzioni, produzione e università sulle questioni relative alla politica agricola, sicurezza alimentare e sostenibilità.

REGNO UNITO – COMMERCIO CON L’ESTERO DI PRODOTTI AGROALIMENTARI

 

In base ai dati statistici HMRC, relativi al 2023, il saldo commerciale per l’aggregato agroalimentari, bevande e tabacco del Regno Unito mostra un deficit di 36 miliardi di sterline, con un peggioramento di circa l’11%, rispetto all’anno precedente. Nonostante le intenzioni della politica di voler migliorare la dipendenza dalle importazioni ed il grado di sicurezza alimentare del Paese, il Regno Unito resta strutturalmente un importatore netto di prodotti agroalimentari.

 

Nel 2023, il 58% del cibo consumato era di produzione interna ed il 23% di provenienza UE.

Guardando alle esportazioni, queste hanno sfiorato 25 miliardi di sterline nel 2023, con una riduzione del 2,5% su base annua, determinato essenzialmente dal calo delle vendite nei mercati extra UE (-6%). In diminuzione soprattutto l’export delle bevande (-8%) e delle carni fresche e trasformate (-3%) che mostrano anche un calo dei volumi venduti.

Il 57% delle esportazioni britanniche è rivolto al mercato dell’Unione Europea. Il principale partner commerciale del Regno Unito, dal lato dell’export, è l’Irlanda, con una quota in valore del 17%, seguita da Francia (11%), Stati Uniti (10%) e Paesi Bassi. L’Italia assorbe una quota prossima al 2% del totale dell’export britannico di prodotti agroalimentari, collocandosi in undicesima posizione tra i mercati di sbocco. Circa il 40% del totale riguarda le bevande alcoliche, segnatamente whisky e gin, seguiti, in ordine di importanza, dai cereali per la prima colazione, burro e altri grassi del latte, prodotti ittici, carni bovine. Da segnalare il calo generalizzato nell’ultimo anno dell’export verso l’Italia di bevande alcoliche, sia in valore che in quantità.

Dal lato delle importazioni del Regno Unito, tutto l’aggregato agroalimentare, comprensivo di bevande e tabacco, fa registrare un incremento del 5% su base annua, attestandosi su 61 miliardi di sterline.

L’Unione Europea è il principale fornitore di prodotti agri-food, con una quota prossima ai ¾ del totale, seguita a distanza, da USA, Brasile, Cina, Tailandia.

Le importazioni dai mercati non-UE hanno registrato un calo del 2%, rispetto al 2022, a fronte di un aumento del 8%, registrato dai Paesi membri dell’UE.

I prodotti più importati, sempre in valore, sono i prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati, che incidono sull’import complessivo per il 22%, le carni fresche e trasformate, con oltre il 13%, le bevande alcoliche, con quasi il 13%, di cui il vino rappresenta una quota importante, i cereali e derivati, con il 10%, il cioccolato, le uova ed i formaggi, i mangimi per animali, i prodotti ittici, gli oli vegetali.

Guardando ai singoli paesi membri, i Paesi Bassi sono il principale fornitore del Regno Unito, con una quota del 13%, seguiti da Francia (10%) e Irlanda (9%), mentre l’Italia, in settima posizione, copre il 6,5% dell’import britannico.

L’Italia ha esportato verso il Regno Unito quasi 4 miliardi di sterline di prodotti agro-alimentari, bevande e tabacco nel 2023, facendo registrare un aumento del 7%, rispetto all’anno precedente.

Guardando ai principali prodotti importati dal Regno Unito ed al ranking dei principali fornitori, la Spagna è il principale fornitore di ortofrutticoli, freschi e trasformati, seguita dai Paesi Bassi e dal Belgio. L’Italia si colloca in quarta posizione, sia in volume che in valore.

L’Italia è il primo fornitore di pomodori freschi e trasformati, sia in valore che in volume, seguita da Paesi Bassi e Spagna. Siamo, inoltre, ancora primo fornitore assoluto per la pasta, garantendo il 57% degli approvvigionamenti del Regno Unito in volume ed il 45% in valore.

Per le esportazioni di vino, l’Italia assicura circa il 19% degli approvvigionamenti del Regno Unito, in volume ed il 18% in valore, collocandosi, rispettivamente, in prima e seconda posizione. Tuttavia, si registra un ulteriore calo dei volumi venduti anche nel 2023 rispetto al 2022, sia pure a fronte di un solo lieve decremento dal lato del valore dell’export (-0,9%) su base annua. La diminuzione dei volumi riguarda la maggior parte dei principali esportatori di vino nel Regno Unito, considerando che l’insieme della categoria segna un calo del 5%.

L’Italia è terzo esportatore in valore per i formaggi, preceduta da Irlanda e Francia. Guardando ai volumi dell’export di prodotti caseari, il ranking vede l’Italia in quinta posizione, dopo Irlanda, Danimarca, Francia, e Germania. Il 2023 fa registrare una contrazione dell’export in volume di caseari del 7% rispetto al 2022.

Per la categoria degli oli di oliva, l’Italia segue la Spagna, collocandosi in seconda posizione, sia in valore che in volume, mostrando rispettivamente un incremento del 11% nell’ultimo anno, ed un calo del 24%.

Report Trade 2023

Outlook agroalimentare nel Regno Unito